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Tribunale del Lavoro di Chieti, sentenza n. 96 del 13/04/2017 – presenza in orario di ufficio

Il Giudice del Lavoro ha ribadito come l’attività dell’avvocato dipendente non è strettamente correlata alla presenza fisica presso la sede di lavoro, infatti, l’attività professionale, ivi compresa quella di studio e di redazione degli atti, ben può essere svolta fuori dall’ufficio e, in particolare, nella propria abitazione, trattandosi di attività che non richiede necessariamente la presenza in ufficio. In particolare, ha ricordato come la “giurisprudenza amministrativa ha più volte affermato il seguente condivisibile orientamento: “L’ attività degli avvocati, anche se pubblici dipendenti, è soggetta a scadenze e ritmi di lavoro che sfugge alla potestà organizzativa delle Amministrazioni, dipendendo dalle esigenze dei processi in corso nei quali essi sono impegnati, l’esercizio dell’attività di avvocato pubblico comportando, infatti, operazioni materiali (precipuamente procuratorie) ed intellettuali (esemplificatamente studio della controversia e predisposizione delle difese) necessitate dai tempi delle scadenze processuali e proiettate all’esterno, direttamente ascrivibili alla responsabilità del professionista che le svolge. Ne deriva che il principio da tenere fermo è che gli Avvocati dipendenti da Enti Pubblici, nell’ esercizio delle funzioni di rappresentanza e difesa giudiziale e stragiudiziale dell’ Amministrazione, in attuazione del mandato in tal senso ricevuto, sono dei professionisti i quali non possono essere costretti ad un’osservanza rigida e rigorosa dell’ orario di lavoro alla stessa stregua degli altri dipendenti, senza tenere conto della peculiarità dell’attività da loro svolta”( cfr. TAR Napoli , sez. V, 13.04.2012, n. 1727)”